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pubblicato da Massimo Locicero: Domenica 26 Marzo 2017 alle 19:56
Che cosa sa fare l’Italia? La nostra economia dopo una lunga crisi pluridecennale
UNA RECENSIONE DEL VOLUME PUBBLICATO DA ANNA GIUNTA E SALVATORE ROSSI

Anna Giunta è una professoressa di economia e Salvatore Rossi è il Direttore Generale della Banca d’Italia. Insieme hanno scritto un libro intrigante e non convenzionale. Pubblicato da Laterza.

Il libro racconta l’ascesa ed il declino, dal Rinascimento alla lunga e snervante stagnazione che arriva dal 2008 ai nostri giorni sulla scena mondiale, ed in particolare sull’Europa ed il nostro paese. Che è stremato davvero: anche perché il declino, come si dice impropriamente, parte dalla crisi energetica degli anni settanta e si conferma rigorosamente stagnante dalla seconda metà degli anni novanta. Ma non si tratta di una caduta libera.

Piuttosto i due autori fanno emergere una sequenza di tre processi che divaricano le forme dell’economia mondiale: tra le economie emergenti e quelle avanzate, che si aggregano nelle catene frammentate della globalizzazione; la ricorrente forza dell’economia americana che si batte , fino ad ora vincendo, sulla economia renana, Stati Uniti vs Unione Europea; la fragilità e la distanza che allontana l’Italia dall’Europa, una brutta prospettiva, perché l’Italia, come dicono giustamente Rossi e Giunta, non è la Grecia. Tuttavia, proprio perché non è la Grecia, ma è stata per secoli una grande nazione ed una robusta economia, l’Italia determinerebbe, con il suo collasso eventuale, un danno ancora più grande di quello che ha subito e sta ancora subendo la Grecia.

Il libro è molto interessante grazie al metodo con cui si propongono argomenti e ragionamenti ai lettori: partendo dalla storia e dalle trasformazioni che hanno cambiato la forma e la natura dell’economia italiana. Si arriva ad una singolare descrizione nelle ultime pagine: “il volto dell’Italia è bello, sorridente, ma un po’ fané, un po’ flaccido … A questi interrogativi ha cercato di rispondere questo libro con analisi, fatti, dati. Metodi da economisti, quindi i più rigorosi possibili, ma usati alla fine per rispondere ad una domanda che trascende l’economia: perché il nostro paese si è come ripiegato su se stesso da un quarto di secolo e che prospettive ci sono di rimetterlo in carreggiata?”. Analisi, fatti e dati sono descritti nel libro, senza retorica ridondante o bramosie econometriche.

I numeri indicano gli effetti delle trasformazioni che abbiamo subito, dal nostro novecento alle terre incognite del mercato globale. Il paese ha certamente perso importanti occasioni avanzando nella sua strada. Dalla crisi degli anni trenta la strategia di Beneduce, e la creazione dell’IRI, hanno riportato, finita la seconda guerra mondiale, l’economia italiana ad una competizione che  guidava le grandi imprese, in partnership tra pubblico e privato, e trascinava, dietro di se, una marea di piccole e medie aziende. Gli anni settanta, e la crisi dell’energia, generano un trauma: di duplice natura. L’IRI diventa sempre più una burocrazia politicamente incapace, e troppo ridondante nel voler guidare l’economia attraverso lo Stato, peraltro sempre più fiacco nella sua capacità di partecipare al successo delle grandi imprese italiane. Tramonta, quindi, la macchina dello Stato imprenditore e nascono i “calabroni”, che non hanno le ali ma spiccano il volo nel cerchio dei distretti territoriali. Sono le medie imprese che, spesso e purtroppo, non reggono le trasformazioni che avanzano nel mercato globale: la progressiva scomparsa del comunismo, la nascita di un mercato che si espande e che cede il passo dal Fordismo alle fragmented chains. E’ precisa la descrizione di come la macchina verticale, delle grandi imprese tradizionali, si consumi  tra le due guerre, nella dimensione di scala, e nella concentrazione di tecnologie e risorse umane per governarle. Ma, spiegano Rossi e Giunta che “la mano invisibile del mercato lascia il posto alla mano invisibile della gerarchia".

In altre parole l’impresa esiste, secondo Ronald Coase, perché i costi complessivi (di produzione e di coordinamento interno) risultano più bassi di quelli che sopporterebbero se si affidassero al mercato”. La teoria neoistituzionalista, insomma, propone una nuova lettura dei fatti aziendali: più realista e più profonda. Negli anni cinquanta anche l’Italia si aggiunge, tardi, alla dimensione di scala ed alla grande impresa. Ma, come abbiamo già detto, negli anni settanta esplode l’inizio della fine per l’età dell’oro per il primo capitalismo. Decade progressivamente l’IRI, crescono i “calabroni” ma non spuntano né nuovi grandi capitani d’impresa né strategie per accelerare la dimensione dei mercati finanziari e ridurre la dimensione monopolistica del controllo delle banche rispetto alle imprese.

Si chiudono due lame della forbice: l’espansione delle tecniche economiche della cultura anglosassone ed americana; il progressivo deterioramento della forza adeguata nelle politiche nazionali e degli Stati nazione. Il mondo cambia e diventa un mercato nel quale si possono incontrare catene frammentate e grandissimi attori di scala mondiale. Ma sono i grandi poli della comunicazione, e delle relazioni di rete, l’effetto conclusivo dell’avvento assoluto del digitale. Una dimensione orizzontale della tecnologia che si collega a quella del primo novecento: l’elettricità, che aveva la medesima vocazione orizzontale. Questa connessione è la nuova modernizzazione americana mentre la gran parte, settentrionale, dell’Unione Europea si arrocca sulla dimensione renana. Questo non è l’ennesimo scontro tra banche e mercati finanziari: è la scena attuale dove si fronteggiano le economie avanzate e quelle emergenti. E le emergenti si accodano al modello americano e non certo a quello renano.

L’Italia oggi non è ancora in grado di ritrovare ragioni e strumenti, economici e politici, per tornare sulla scena del mercato mondiale. La diffusione di innovazione è la chiave per la crescita della produttività nell'area dell'euro come in quella del resto del mondo: lo ha detto Mario Draghi in una conferenza congiunta tra Banca centrale Europea ed il Massachusetts Institute of Technology, MIT. La seconda stagione sarà l’incontro tra economie emergenti ed economie avanzate. L’Italia dovrebbe adeguare le sue istituzioni, e la sua economia, ai modi ed ai termini in cui si svilupperà questa seconda stagione. Lo dicono, senza retorica, Rossi e Giunta nell’epilogo del loro volume: ma lo dicono proprio “per scongiurare il declino storico della nazione”. Leggere questo libro è molto utile ed interessante, in questo anno che nasce dall’incertezza e dovrebbe finire, speriamo, con un ragionevole recupero della politica nazionale.

Link utili

Anna Giunta, Salvatore Rossi,  Che cosa sa fare l’Italia, la nostra storia dopo la grande crisi, Laterza, Anticorpi, 230 pagine, 20 euro

http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858126776

Massimo Lo Cicero,  La tecnologia e le risorse umane, Che cosa è, e come dovrebbe crescere, Industria 4.0

http://blog.rubbettinoeditore.it/massimo-lo-Cicero/2017/02/27/tecnologia-risorse-umane/  

 

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