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pubblicato da Massimo Locicero: Giovedì 23 Febbraio 2017 alle 12:19
Bagnoli e la sua storia infinita.
Dal novecento di Nitti alla crisi del 2008 che travolge il Mezzogiorno. Dal Governo Renzi al Governo Gentiloni : da febbraio 2014 a febbraio del 2017

La storia infinita di Bagnoli affonda i primi passi all’inizio del novecento: con la nascita dell’Ilva. Ma, la chiusura degli impianti, inverte la presenza dell’industria rispetto al paesaggio urbano nel 1992. Nasce, molto più tardi, BagnoliFutura, una società per la trasformazione urbana (STU). Il 24 aprile 2002 nasce una società che opera il passaggio di consegne: "BagnoliFutura s.p.a. società di trasformazione urbana" subentra alla Società Bagnoli S.p.A., uno strumento ad hoc dell'IRI, fondata nel 1996, per l'attuazione del "Piano di recupero ambientale dell'area di Bagnoli" predisposto e finanziato dal CIPE, con la delibera del 20 dicembre 1994. BagnoliFutura assume l'incarico di portare a termine la bonifica dei suoli e la realizzazione definitiva del PUE. Il Piano regolatore di Napoli, nel 1972 aveva anticipato le opzioni, che diventano successivamente un progetto urbano, il PUA, nel maggio del 2005. Ma le speranze sulla nuova Bagnoli crollano completamente. La fabbrica, ormai chiusa, rimane una sorta di cratere, un buco nero, che ha perso la vecchia identità e nessuno ne trova una nuova.

Nel 2014 fallisce la BagnoliFutura e nasce a febbraio il Governo Renzi. Nel decreto Sblocca Italia, settembre del 2014, viene inserito un piano importante e provocatorio: rimettere in pista la trasformazione di Bagnoli. La legge di conversione del decreto è del novembre 2014. Ma il Governo arriva, solo nel 5 settembre del 2015, a nominare un Commissario straordinario che dovrebbe coordinare la nascita dei nuovi progetti: il 15 ottobre 2015 il Governo definisce, finalmente, l’esistenza di una macchina organizzativa: una Cabina di regia, presidente Claudio De Vincenti - sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ora ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno nel Governo Gentiloni - che include il Commissario ed Invitalia, ma anche la Regione Campania ed il Comune di Napoli. I beni e gli immobili, che appartenevano alla società Bagnoli Futura, vengono trasferiti ad Invitalia. Il Governo richiede che i prezzi di questi beni debbano essere formulati dall’Agenzia del Demanio. Invitalia dovrebbe anche creare una società di scopo, per collocare al suo interno le aree e gli edifici esistenti. Sarebbe utile capire se, e come, questi effetti siano andati a buon fine oppure se essi debbano essere ulteriormente trasformati, vista anche la difficoltà che insiste sui problemi del fallimento di BagnoliFutura e sui problemi relativi alle bonifiche ambientali.

Sembra, tuttavia, che questa lunga storia non trovi la sua strada neanche dopo la conversione tra due stili di politica economica: fallisce la versione bottom up, partire dal territorio e creare una novità radicale nei novanta. Ma si avvia troppo lentamente la rivoluzione top down: il Governo assume il comando e mette in campo la sua macchina molto compatta.

Oggi siamo arrivati nel 2017 e non riusciamo ancora a capire cosa si debba fare e come. Anche perché il Comune di Napoli chiede di partecipare ai progetti per Bagnoli ed interviene nei primi mesi del 2017 per accedere a questo ingresso operativo. Il Sindaco ha accettato di partecipare ad una prima riunione della Cabina di regia nel febbraio del 2017. Eppure ci sono ormai già due anni alle nostre spalle, dal 2014 ad oggi.

I punti chiave, da ora e secondo la traiettoria che il Governo Gentiloni rettificherà o lascerà andare sulla scia del Governo Renzi, sembrano essere l’ambiente da ripristinare ed una diversa distribuzione della struttura urbana, rispetto a quella che era stata disegnata dalla fine degli anni settanta in poi. Ma così torniamo alla stagione, fallita, di BagnoliFutura: perché, ancora una volta, ragioniamo su cosa e come sostituire il grande buco nero e non guardiamo ai cambiamenti radicali che ci circondano.

Dagli anni novanta ad oggi il mondo si è ribaltato. Dal 2008 al 2018, dieci anni e non sono pochi , il Sud ha subito una recessione notevole, che non ha turbato solo Bagnoli ma l’industria e l’economia di una grande città: Napoli, la metropoli del Mezzogiorno.

Non possiamo certo guardare Bagnoli solo come l’ultimo quartiere a ponente del comune di Napoli. Dopo Bagnoli ci sono Pozzuoli, i campi flegrei, una costa straordinaria e due isole importanti, Ischia e Procida. Questa sequenza di territori, che offrono beni ambientali e culturali e grandi opportunità per il tempo libero ed il turismo, ci dice chiaramente che, se da Bagnoli si apre davvero una porta su ponente, bisogna creare anche una rete di comunità che diventeranno, insieme ai territori relativi, una grande isola nel mare della Napoli metropolitana.

Vogliamo solo riempire un buco nero di duecento ettari o dobbiamo creare una straordinaria opportunità economica di sviluppo equilibrato, prima ancora di capire come urbanizzare questa grande porzione della metropoli partenopea?

Non è cambiato solo il senso dell’economia, dopo il 2008, si è invertita la relazione tra lo spazio urbano del quartiere compatto e la proiezione di reti che quello spazio devono allargare: se si vuole davvero ritrovare una diversa dimensione dello sviluppo. Aggiungo un modesto suggerimento a coloro che guidano oggi la cabina di regia: costruire una visione larga della costa di ponente, di cui parliamo tra poco, e valutare quanto, ed in quanto tempo, come quella visione possa realizzarsi.

Partire da un business plan sarebbe molto utile: sostenuto da una partnership tra imprese, banche ed anche da organismi ed imprese statali. Bisogna guardare attentamente ai prezzi, ed ai valori, ma anche  al nuovo modo di vivere e lavorare. Bisogna alzare lo sguardo sull’orizzonte e cercare, insieme, di rendere praticabili i luoghi della dimensione locale. L’Ilva di Nitti ci era riuscita: l’industrializzazione e la comunità dei lavoratori che erano l’altra medaglia del progresso. Perché non trovare nel prossimo futuro le nuove ragioni ed i nuovi interessi della metropoli napoletana e dei suoi grandi contenitori che racchiudono oltre tre milioni di persone?

Dalla porta di Bagnoli alle isole di Procida ed Ischia, senza contare la città di Pozzuoli,  e fino alla costa che si spinge verso nord ovest, sarebbe davvero utile che questa grande comunità ed il suo territorio possano e debbano essere considerati la proiezione istituzionale di uno dei “municipi intermedi” nei quali dovrebbero ricadere i 98 comuni della città metropolitana di Napoli.

 

Riferimenti Utili

 

Domenico De Masi, F. Saverio Nitti, Napoli e la questione meridionale (1903-2005). Editore Guida, Collana Focus. Anno di edizione 2005, Pagine 320, Brossura.

 

INVITALIA, L’agenzia per lo sviluppo, Bagnoli, via libera del Tribunale all’analisi dei suoli; http://www.invitalia.it/site/new/home/chi-siamo/area-media/notizie-e-comunicati-stampa/bagnoli-via-libera-del-tribunale-all146analisi-dei-suoli-.html

 

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