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pubblicato da Aurelio Musi: Domenica 26 Luglio 2015 alle 10:33
L'Italia delle altre cittą

  Uno sviluppo assai significativo ebbero le città del Mezzogiorno d’Italia nei secoli del Basso Medioevo. La storiografia attuale tende a rivedere l’opinione comune che contrappone nettamente la civiltà comunale italiana centro-settentrionale alla carente storia cittadina del Mezzogiorno. La posizione più equilibrata è critica nei confronti di chi postula l’analogia tra il comune centro-settentrionale e quello meridionale durante il Basso Medioevo, non scorgendone differenze. Ma è altrettanto critica nei confronti di chi considera come una anomalia lo sviluppo urbano del Mezzogiorno, considerandolo pressoché assente. Nella vicenda storica non esistono modelli che funzionano da parametri di riferimento, quindi nemmeno anomalie, cioè distanza da eventi e processi considerati alla stregua di norme e valori assoluti. Pertanto, se si escludono analogie e anomalie, se cioè non si considera il Comune città-stato come unico modulo storico di sviluppo urbano, è possibile riconoscere un autonomo processo storico delle città nel Mezzogiorno bassomedievale e persino alcune somiglianze con le funzioni svolte dal Comune italiano.

   E’ quanto sostiene Giovanni Vitolo nel volume L’Italia delle altre città. Un’immagine del Mezzogiorno medievale (Ed. Liguori 2015). Tra il XIV e il XV secolo andò formandosi una rete urbana nel Regno di Napoli. Ne furono caratteristiche essenziali la politicità dell’ambiente cittadino, le dinamiche di dialettiche e conflitti fra ceti e gruppi sociali per la conquista del potere, la gestione di beni e servizi specificamente legati alle funzioni urbane, il ruolo del Mezzogiorno continentale nello spazio euromediterraneo, il protagonismo delle comunità cittadine nel rapporto di contrattazione continua con la Monarchia. Essa fu impegnata, soprattutto in età aragonese, non a mortificare le forze e le iniziative locali, ma a coordinarle e a promuoverle nell’ambito di una progettualità politica alta, non meno ambiziosa degli Stati più avanzati del tempo. Assetti istituzionali e identità locali ebbero una loro rappresentazione anche nel lessico politico-amministrativo, nei cerimoniali civici e nei linguaggi simbolici, nei processi di territorializzazione e nel rapporto città-contado, nella politica cultuale.

  In questo volume Vitolo porta a compimento il lavoro di ricerca individuale e collettivo, da lui svolto e coordinato da oltre un ventennio, sulle città del Mezzogiorno medievale.

  Sarebbe auspicabile un rapporto, un confronto non episodico, ma permanente ed organico tra medievisti, modernisti e contemporaneisti sul tema delle città del Mezzogiorno. Esso richiede necessariamente un approccio di lunga durata per capire fino in fondo permanenze e sviluppi nelle gerarchie, nelle funzioni urbane, nell’autocoscienza dell’identità cittadina. Il tema, peraltro, esige, ratione materiae, uno sguardo interdisciplinare e l’apporto della storia economico-sociale, politico-istituzionale, religiosa, della cultura e della mentalità. Il libro di Vitolo è un utile stimolo anche in tale direzione.

                                          AURELIO MUSI

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