Rubbettino Editore
Rubbettino
_TORNA  
Vai
Archivio
Eventi
Storia e dintorni
a cura di Aurelio Musi
Lettere
a cura di Emma Giammattei
Periscopio occidentale
a cura di Eugenio Capozzi
Micro e macro
a cura di Massimo Lo Cicero
 
Cookie Policy
  Sei in »» Blog » Micro e macro » Gennaio
 
 
pubblicato da Massimo Locicero: Sabato 20 Gennaio 2018 alle 15:50
Come eravamo! Mezzogiorno & Destino. Dopo diciotto anni credo che sia interessante vedere e giudicare che cosa successo
Questo articolo stato ritrovato da un tempo lontano; era stato pubblicato nel 2001 su Il Sole 24 Ore. Nel primo anno dell'euro! Sono passati molti anni ma molte previsioni si sono avverate e molte cose sono rimaste uguali

La vita degli individui, e quindi il loro destino, sono quello che gli capita mentre essi progettano di fare altro. Il Mezzogiorno rischia di trovarsi con un singolare destino nei prossimi anni, ma le ragioni di questo probabile evento stanno scritte nel suo recente passato: gli ultimi venti anni.

Tre grandi dighe governano oggi il flusso delle cose nell’economia italiana: l’impianto sostanzialmente orientato al mercato ed alla competizione della politica economica europea; l’opzione dell’allargamento che la medesima Europa persegue sistematicamente; la scelta, domestica, per un ordinamento federalista della finanza pubblica e dell’organizzazione dei pubblici uffici. Il Mezzogiorno, che e’ una parte del paese, importante per dimensioni, sarà modellato da queste tre forze che hanno, ormai, preso corpo.

La prima diga, l’opzione competitiva, condurrà progressivamente all’azzeramento del sistema degli incentivi ed impedirà forme di compensazione fiscale della loro assenza. A meno di un ridimensionamento della pressione fiscale media in Italia non c’e’ stampella possibile se non quella appena varata del credito d’imposta: con tutte le luci e tutte le ombre del caso e fino a quando potrà durare. Chi non ha profitti liquidi accumulati, e non e’ capace di far percepire alle banche che ne accumulerà, (oppure che resterà liquido comunque, perché potrà utilizzare quel credito anche su versamenti che non presuppongono la maturazione di profitti imponibili, come nel caso dell’iva o dei contributi previdenziali), non riuscirà ad investire se verrà “razionato” nell’accesso al credito bancario. Una ipotesi tutt’altro che remota.

La opzione dell’allargamento ai paesi ex socialisti e’ un traguardo importante: perché ad essa si collega la prospettiva di una stabile e persistente stagione espansiva nel vecchio continente. Per questo motivo, nel 2006 o nel 2010 non importa, essa si realizzerà e per il medesimo motivo, oltre che per evitare un incremento nei divari interregionali esistenti tra le varie regioni europee, essa dovrà essere preceduta ed accompagnata da massicci trasferimenti, capaci di finanziare infrastrutture e crescita in quei paesi. Questa “minaccia” incombe sulla società meridionale italiana e si traduce in una singolare percezione linguistica. Nelle regioni del Mezzogiorno vi dicono che stanno per uscire dall’ “obiettivo 1”: cioè dalla condizione dei paesi in ritardo di crescita, che possono godere di agevolazioni e politiche di sostegno. Si può e si deve rispondere che i traguardi si attraversano per entrare nella meta e non per uscire dalla tensione verso il suo raggiungimento. C’e’, tuttavia, una verità in quella percezione: il Mezzogiorno si ritroverà più vicino alla media del reddito europeo perché quel reddito si e’ ridotto e non perché il Sud d’Italia sia cresciuto più rapidamente delle altre aree depresse nel vecchio continente.

L’ordinamento federalista, infine, cioè la terza diga, e’ ontologicamente proattivo verso i divari interni: se ognuno utilizza le proprie risorse e’ difficile che alle regioni più povere spettino più soldi che a quelle più ricche nella ripartizione dei proventi fiscali. Questa e’ la scena verso cui si muove il treno dell’economia meridionale. Ma da dove viene quel treno? Da un grave ritardo.

Negli anni ottanta, mentre il resto dell’economia italiana scopriva, anche se in termini deformati ed inadeguati, i vantaggi della liberalizzazione e del mercato, il Mezzogiorno veniva ingessato in una rete statalista di aiuti e programmi. Complice la legislazione del dopo-terremoto e la parodia dell’Agenzia, che replicò, in peggio, la disciolta Cassa.

Negli anni novanta il Mezzogiorno ha subito i costi dell’aggiustamento deflattivo necessario per conquistare la convergenza europea: ne’ e’ seguita una lenta crescita, a livello macroeconomico, ed un credit crunch del sistema bancario locale.

Sul piano delle politica economica, infine, gli anni novanta si possono dividere in due stagioni. Nella prima metà del decennio, alla logica top down dell’intervento straordinario viene contrapposta una logica bottom up: patti e contratti d’area. La peggiore contraddizione dei quali sta nella regolazione amministrativa che ne propose il Cipe, cioè il Governo: meglio sarebbe dire le burocrazie ministeriali.

In questo modo e’ nato un sistema senza logica e senza destino: perché non si può dettare per legge il criterio con cui fare emergere e lasciare manifestare la vitalità imprenditoriale locale. Sullo sfondo, intanto, la riforma degli incentivi, cioè la legge 488, garantiva comunque una distribuzione di risorse alle imprese e consentiva alle “piante imprenditoriali” di sopravvivere alla gelata necessaria perché l’Italia fosse ammessa in Europa.

Nella seconda metà degli anni novanta prende corpo un’alternativa che, sovente, viene confusa, per motivi terminologici, con la stagione dei patti e contratti d’area. Si tratta del Quadro Comunitario di Sostegno: l’ultima grande distribuzione di fondi europei, affidata alle amministrazioni regionali, prima dell’allargamento dell’Unione Europea e della “uscita” dall’ “obiettivo 1”. La mitica “Agenda 2000” nel gergo quotidiano.

Anche in questo caso si parla, magari troppo, di programmazione e questo giustifica due diffidenze. Una verso il libro dei sogni di Ruffolo e Giolitti; l’altra verso i patti e contratti che non hanno portato da nessuna parte.

Lo sponsor di questa ipotesi di lavoro e’ stato l’allora ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi; il progettista e’ stato Fabrizio Barca.

Il sistema si dovrebbe reggere su una convinzione ed una scommessa: entrambe condivisibili in linea di principio. La convinzione e’ la presunzione di ignoranza della macchina pubblica nei confronti del futuro: nessuno, neanche le amministrazioni regionali, puo’ disegnare il futuro o conoscere il destino dell’economia meridionale. La scommessa e’ quella di poter cambiare la natura e la cultura della pubblica amministrazione: realizzando un simile programma, che dovrebbe provocare ed aizzare, chiamare allo scoperto, le forze vitali esistenti nel Mezzogiorno. Si tratta di una scommessa estrema che, cumulata con l’estremo tentativo di attivare un programma straordinario di investimenti, dopo la gelata degli anni novanta e prima dell’espansione ad est, rischia di essere troppo rischiosa. Ma c’e’ anche un’altro rischio di carattere più operativo.

E’ vero quello che dice Carlo Trigilia, quando afferma che le storie di successo, nel passato recente del Mezzogiorno, si trovano lontano dalle politiche pubbliche. Dopo quello che abbiamo detto non potrebbe essere altrimenti. Ma con chi, dove e di che dovrebbero parlare gli attori di successo che volessero rispondere alla provocazione del Quadro Comunitario di sostegno? C’e’ una grande tensione in una parte dell’amministrazione pubblica che dovrebbe interloquire con questi attori. Purtroppo non esistono ancora procedure ne’ strutture operative per intercettare le conoscenze ed i progetti di costoro. E c’e’ un altro piccolo problema: per ogni funzionario intelligente e disponibile della pubblica amministrazione ce ne sono, ad essere ottimisti, almeno cinque, ed altri cinque, satelliti dei primi cinque ed estranei alla macchina dello Stato, che e’ meglio non trovare sulla propria strada.

Ecco perché il destino del Mezzogiorno potrebbe essere molto diverso da quello che oggi molti pensano che possa e debba essere.

 

Massimo Lo Cicero, il 9 marzo 2001; Il Sole 24 Ore.

 

(0 voti)
 
Realizzazione a cura di: VinSoft di Coopyleft