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pubblicato da Massimo Locicero: Giovedì 25 Maggio 2017 alle 11:30
Giuseppe Galasso racconta nella sala affollata della Svimez a Roma Mezzogiorno.it
Migliaia di pagine per 13 anni di giornalismo

Alcuni amici, napoletani e baresi, di Giuseppe Galasso lo avevano sollecitato a raccogliere i molti articoli che ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno: dal 2002 al 2015. Secondo Galasso l’idea sembrava singolare ed eccessiva. Ma gli amici, in particolare Ruggero Messere e Riccardo Scarselli, incalzano e per il professore “la partecipe convinzione dei miei amici ebbe la meglio sule mie non lievi perplessità”. Nascono in questo modo quattro volumi che quotano 2663 pagine. Centinaia di articoli si incastrano negli anni che vanno dal 2002 alla crisi del 2009, e si concludono nel 2015, sulla soglia di un possibile ritorno a prima della crisi nell’Unione Europea. Purtroppo, con una lentezza che dal 2015 l’Italia non è riuscita a spingere la crescita economica e la sua stabilità sociale si giorni nostri dell’Italia.

Non ci sono solo articoli economici in questi volumi. Ci sono una descrizione caleidoscopica delle questioni, prima fra tutti la “questione meridionale”, che vanno in molte direzioni: la storia, la politica, il giornalismo, la letteratura e la qualità delle persone e dei loro comportamenti. Non mancano dieci interviste e quattro articoli, le prime nel secondo volume ed i quattro articoli nel quarto, in cui si parla della Storia di Napoli mentre Galasso dialoga con Francesco Durante. Ma non manca neanche l’attenzione a persone, come Luca de Filippo e Graziella Buontempo, grandi amici di cultura ed arte.

Insomma questo insieme di scritti non è un percorso canalizzato ma è una struttura che si divarica e si ricompone nel suo stesso svolgimento. Una sintetica prefazione precede i quattro volumi, ed è scritta da Antonio Polito. “Troverete in questi volumi una varietà di temi, di argomenti, di polemiche, di riflessioni. Ma si può ben dire che tutto ruota intorno ad un nucleo unitario che ruota intorno alla questione meridionale” scrive Polito. Ed aggiunge, anche, di osservare verso Galasso lo “sguardo esterno, distaccato, olimpico, oserei dire. Capace di giudicare l’oggi dall’alto di una profonda conoscenza dell’ieri”.

Una conclusione che si può ricondurre ad una importante parabola percorsa da Galasso. Quando si osserva la dinamica della questione meridionale, dalle origini ad oggi, Galasso suggerisce sempre di guardare quella dinamica con una prospettiva strabica. Perché lo stato delle cose, che la dinamica sospinge, non è sempre uguale, anzi è più che mutevole. Tanto che, come ricorda Polito nella prefazione, in ogni momento la consapevolezza di capire, e ripetere ex post gli effetti della dinamica, si manifesta di giudicare oggi quello che si era visto ieri.

Prima di avventurarsi nelle 2663 pagine Galasso indica al lettore le tracce possibili sulle quali si può percorrere un cammino: guardare ai problemi del Mezzogiorno, insistendo sul tema dell’ampio divario tra il nord ed il sud dell’Italia; guardare con attenzione la difficile convivenza dell’azione politica, nella dimensione intera della nazione, ed il divario tra nord e sud, che non sono stati sempre uniformemente paralleli; osservare l’ondata neo-borbonica che travolge parte del Mezzogiorno; evitare sia gli interventi “straordinari” che le politiche “speciali”. Guardare infine alla necessità di utilizzare le risorse meridionali per allargare la crescita, integrandola con la parte settentrionale ed ormai forte del paese: una forza che, tuttavia, se non si realizza e non si spinge verso la crescita dell’intera Unione europea, potrebbe relegare ad una sorta di colonia non solo il Sud ma anche il nord del nostro paese.

Tra le migliaia di pagine il lettore troverà politici di nuovo conio, come Yoram Gutgeld, ed importanti osservatori dei processi di cambiamento: come Galli della Loggia, Gustavo Minervini, Gianfranco Viesti o Romano Prodi e moltissimi altri. Giulio Tremonti che cerca, ma non riesce, a trovare la strada per una Banca del Mezzogiorno ed una conciliazione potenziale tra questione meridionale e questione settentrionale. Passata la parabola ascendente dal 2002 al 2009/2010, la dinamica delle cose si sposta in termini preoccupanti: la crisi europea ha penalizzato il Mezzogiorno. Ma è il Mezzogiorno, che oggi può essere una leva per ricollocare l’Italia in una condizione che si adegui all’Unione Europea e non alla frammentazione delle regioni, che la rendono sempre più fragile rispetto ai processi istituzionali ed al rapporto tra le città, le regioni stesse ed il governo nazionale.

Per trovare la strada che ci porti al futuro, Galasso osserva infine che al Sud non servono solo programmi o sovvenzioni: serve un impegno espresso dalla società meridionale, perché, solo se questo processo si realizzasse, il Mezzogiorno sarebbe considerato davvero un grande problema nazionale.

Ed avrebbe, finalmente, una adeguata reputazione.

 

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