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pubblicato da Massimo Locicero: Domenica 14 Maggio 2017 alle 12:03
Perché il Mezzogiorno deve cambiare passo e direzione
Inclusione e Crescita: le parole chiave

Nel mese di maggio ci sono tre tappe del G7: a Bari, a Matera, ed in Sicilia, a Taormina. Iniziative e meeting per ospitare i prime sette stati del pianeta ed i loro Governanti sono state organizzate. Ma sono rimaste al palo due Regioni importanti del Mezzogiorno: Calabria e Campania. Entrambe si affacciano sulla costa di ponente. La prima è in pessime condizioni, economiche e sociali, la seconda, la Campania è dissociata al suo interno. Perché in Campania esistono e resistono imprese industriali ed una ondata di turismo, proveniente dall’estero, che insieme producono risorse monetarie. Grazie alle esportazioni delle imprese industriali ed al trasferimento di spese, da parte dei turisti, che diventano reddito per la popolazione della Campania nella sfera, poco governata, che potrebbe essere ulteriormente allargata grazie a tre ordini di risorse: i beni culturali, la conoscenza e le ricerche delle molte università della regione, l’ambiente naturale che si diffonde sulle coste marine, sulle montagne e nelle zone interne. Se alla torrenziale e disordinata marea del turismo, si affiancassero strumenti adeguati ed un regime organizzativo razionale, questi tre grandi mercati allargherebbero ulteriormente la crescita del turismo ed anche la crescita delle organizzazioni e delle imprese, che dovrebbero produrre e diffondere  servizi, creando ricchezza dal lato dell’offerta, per alimentare e vendere sui mercati i beni culturali, la ricerca e la conoscenza, l’ambiente naturale.

Il ministro Pier Carlo Padoan, che ha partecipato al primo giro di boa del G7, a Bari ha proposto una doppia indicazione semantica: inclusione e crescita. Questi due canali sono la spinta che potrebbe riportare allo sviluppo, ed ad una globalizzazione meno frantumata ma molto più correlata tra le economie e gli stati, sia in Europa che sulla scena mondiale. La distribuzione delle due politiche proposte da Padoan è evidente: includere significa mitigare le disuguaglianze e consentire una redistribuzione di ricchezza che, a sua volta, dovrebbe tradursi in una condivisione di fiducia reciproca tra le persone, capace di allargare la sfida verso il futuro. Redistribuzione è una parola che deve necessariamente essere accompagnata alla crescita: perché la crescita genera la ricchezza e la redistribuzione allarga lo spazio della condivisione e della pace tra i popoli. Bisogna allargare la torta e non accontentarsi di una ripartizione tra le fette della torta, se resta uguale la dimensione della stessa.

La Campania è parzialmente capace di generare la crescita, grazie all’industria ed al turismo, ma viene appesantita da un eccesso di popolazione che non riesce a trovare, neanche all’interno della regione, una strada per includere nel sistema economico, nel mercato legale, una larga parte dei sei milioni di persone che si trovano nella regione. La Calabria presenta problemi molto più difficili da superare. Mettendo insieme Campania e Calabria il problema, ovviamente, si degrada ulteriormente e la soluzione si allontana. Puglia, Basilicata e Sicilia, orientale, sono invece sulla strada potenziale di crescita e di inclusione. Queste tre regioni si possono certamente collegare con la Sicilia occidentale, la Calabria e la Campania: ma resta inutile lo sforzo da intraprendere sulla scia del mercato globale se il Mezzogiorno si divide in due lati, ad ovest ed ad est, piuttosto che a Nord ed a Sud.  

Pierre Moscovici è il commissario per gli affari economici e monetari dell’Unione Europea. Ed ha fatto rimbalzare le intuizioni di Padoan su inclusione, crescita e globalizzazione in termini numerici e negativi, per l’Italia, che resta maglia nera per la crescita: sotto lo 0,9% per il 2017, e sopra 1,1% nel 2018. Mentre l’unione europea viaggia quasi intorno al 2% nei prossimi due anni. Per certi versi, insomma, l’Italia si assesta da Milano a Bari e da Matera a Taormina: includendo una sorta di  connessione economica longitudinale verso l’oriente e verso la grande alleanza ipotizzata dalla Francia e dalla Germania (per fortuna, almeno per ora). Ma in questo modo si lascia andare alla deriva le dimensioni della regioni di ponente, da Roma alla Sicilia occidentale, passando per la Campania. Collegandosi anche al nord ovest, seppure meno debole del fronte di ponente verso il mediterraneo. Siamo in un punto critico dei nostri rapporti dentro il sud e verso l’Italia e siamo di fronte ad una vera e propria divaricazione dell’Italia. Rispetto all’Unione Europea.

Uscire da queste impasse è molto pericoloso: per la stagione ultraventennale del nostro paese in termini di mancata inclusione ed in termini di mancata crescita. Ma è ancora più pericoloso immaginare che il mezzogiorno sia capace di esprimere da solo una qualche politica di inclusione e di crescita. Nel mezzogiorno, e lo abbiamo appena detto, si frantumano anche i confini delle regioni, ed anche le aggregazioni di comunità che, invece di crescere sulla scala della fiducia e sulla consapevolezza che la condizione dei progetti sia migliore della contrapposizione tra coloro che si fronteggiano per annullare i progetti altrui, ripiegano su se stesse e riducono le potenzialità della crescita.

La società meridionale deve conservare i propri valori migliori ma dovrebbe, parallelamente, liquidare le soluzioni in cui si snobba la fiducia in cambio della presunzione o dell’aggressione. Un grande ostacolo è la numerosità di comuni, provincie e regioni che si considerano i perni dello sviluppo pubblico del Mezzogiorno: politica, burocrazia ed a volte anche le strutture sociali del Sud considerano il mezzogiorno una sorta di colonia, un recinto impermeabile. Ma non si può né deve essere una colonia se si vuole incrociare la strada di Padoan e Moscovici: inclusione e redistribuzione, crescita e sviluppo, una nuova dimensione della globalizzazione.

L’Italia, per crescere, deve utilizzare la fiducia e la relazione cooperativa con la popolazione e le istituzioni meridionali. Una nuova unità nazionale potrebbe riuscire a darci una strada per arrivare davvero in una nuova Europa. Guardiamo avanti e lasciamoci indietro un passato che non ci ha dato, nel Sud e dopo molti decenni, niente di nuovo.

 

Questo testo si trova anche nella pagina delle Idee, alla pagina 55 del secondo dorso de Il Mattino il 14 maggio 2017. Con il titolo di “Inclusione e Crescita, così cambia il Mezzogiorno”.

Gli argomenti affrontati sono quelli del G7 che si è tenuto, nella prima tappa, a Bari il 12 ed il 13 maggio.

 

Link Utili

Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, MEF; G7 12 e 13 maggio 2017; I documenti del G7 Finanze di Bari

http://www.mef.gov.it/focus/article_0034.html

COMMISSIONER (2014-2019), Pierre Moscovici; Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs

Previsioni economiche di primavera 2017: crescita costante all'orizzonte, Bruxelles, 11 maggio 2017; Annex Table in pdf.

Documents, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-1237_it.htm

 

 

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