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pubblicato da Massimo Locicero: Venerdì 28 Aprile 2017 alle 12:21
La seconda tappa del centenario per la Confindustria napoletana
Infrastrutture e Rigenerazione Urbana

Dal 1917 al 2017 ci sono cento anni della Confindustria napoletana. E nell’anno del centenario i luoghi di una città, che è diventata una metropoli di oltre tre milioni di persone, sono gli estremi tra levante e ponente. Napoli è una città che nei secoli si è allineata lungo la costa, tra la terra ed il mare; i due estremi di questo sviluppo lineare, in febbraio, erano a levante: in una nuova struttura per la ricerca delle tecnologie. Un complesso che, per decenni, era stato una grande azienda agroalimentare. In questo contesto si è discusso di Industria 4.0 e della trasformazione necessaria, un vero salto di qualità nella conoscenza, per allargare sia la sfera dei servizi alla popolazione che la ricerca delle tecniche per alimentare l’innovazione. E per avviare una spinta importante per le risorse umane del futuro prossimo. All’altro capo della costa, a ponente, una volta chiusa la grande fabbrica siderurgica, cresce ancora lentamente il disegno di una nuova configurazione per produrre e distribuire ricchezza. Questa seconda tappa, la giornata di ieri, si presta per due scommesse importanti: la creazione della moderna generazione delle infrastrutture e la rigenerazione delle aree urbane, ereditate dal novecento.

Nel contesto della Città della Scienza, sono state discusse alcune ipotesi molto interessanti da parte di imprenditori, manager e ricercatori: non solo per Napoli e per il Mezzogiorno ma anche per le capacità potenziale di realizzare forme nuove della logistica e delle infrastrutture, ma anche aree capaci di includere nei propri perimetri sistemi di imprese meccaniche, manifatturiere e di servizi. Perimetri nei quali si devono trovare soluzioni alternative, rispetto all’urbanizzazione delle città del novecento, e  creare aree urbane, che possano includere, in una dimensione che non sia la concentrazione esasperata delle metropoli, la realizzazione di comunità nelle quali si possano articolare residenze, aree verdi, beni culturali, un respiro ampio verso l’ambiente ed una rete di collegamenti, su gomma e su ferro. La discussione di oggi ha portato alla luce anche alcuni problemi.

Le infrastrutture e le città hanno due cose in comune. Le grandi città italiane sono poche e molto congestionate. Mentre ci sono moltissime città con dimensioni molto più modeste ed, infine, una grande diffusione di piccoli Comuni. Ne segue che la rigenerazione urbana deve viaggiare su due dimensioni: il riordino delle grandi aree metropolitane congestionate; la riqualificazione di un tessuto urbano, che possa includere la forza delle relazioni connesse nel suo perimetro, e la identificazione variegata della struttura sociale delle comunità. La medesima cosa avviene per le infrastrutture: perché ci sono reti larghe e lunghe ma anche reti meno estese, che servono nelle aree più circoscritte. Questa doppia asimmetria italiana è un problema per il paese. Perché la dispersione delle aree diffuse, e la concentrazione delle aree costipate, si deve osservare anche da una diversa prospettiva: la qualità della vita che si trova nel nord est e nel nord ovest, ma anche nel triangolo tra Marche, Emilia e Toscana; mentre il Mezzogiorno continentale e le isole sono in condizioni molto diverse. Noi non abbiamo una media ragionevole del nostro paese ma una varianza, una variabilità, che ci impedisce di trovare soluzioni omogenee: sia per le infrastrutture che per le rigenerazioni urbane.

Il ministro De Vincenti ha proposto, nelle sue conclusioni una rappresentazione importante rispetto al Mezzogiorno. Citando Antonio Gramsci e la doppia considerazione che lui proponeva: la questione nazionale del Mezzogiorno, e non una sorta di colonia perimetrata; ed una forza, che la popolazione stessa del Mezzogiorno, doveva sprigionare per farne emergere la soluzione della questione nazionale. Mutatis mutandis, al giorno d’oggi non sembra che la questione sia recepita nel suo complesso e non si vedono, o forse se ne vedono troppo pochi, individui e soggetti che agiscano per realizzare la unificazione del paese e la sua integrazione nell’ambito dell’Unione Europea. La riunione della Confindustria, che ha ci ha portato ieri sulle tracce e sulle decisioni relative alle infrastrutture, delle città e del mezzogiorno, è stata interessante.

Ma il clima del paese, economico e politico, non ci dice nulla di buono sulle prospettive future. Una pesante cappa di incertezza incombe e potrebbe rallentare sia la scelta delle imprese che il supporto necessario delle banche, che dovrebbero sostenerle. Le opzioni proposte dalla Confindustria sono reali e realizzabili ma si sente anche un profumo di politiche pubbliche, un eccesso di programmi e sostegni statali. Forse uno scatto di reni, parallelo, che parta dalle imprese, dai mercati e dalla finanza sarebbe stato utile.    

 

Link Utili

Massimo Lo Cicero, La tecnologia e le risorse umane. Che cosa è, e come dovrebbe crescere, Industria 4.0

http://blog.rubbettinoeditore.it/massimo-lo-cicero/2017/02/27/tecnologia-risorse-umane/

Massimo Lo Cicero, Saliscendi dal 1917 al 2017: il centenario dell’associazione degli industriali e la storia dei cento anni in gioco

http://blog.rubbettinoeditore.it/massimo-lo-cicero/2017/02/09/saliscendi-dal-1917-2017-centenario-dellassociazione-degli-industriali-storia-dei-cento-anni-in-gioco/

Massimo Lo Cicero, Cento anni dopo e prima della Confindustria. L’Unione degli industriali napoletani

http://blog.rubbettinoeditore.it/massimo-lo-cicero/2016/12/06/cento-anni-dopo-prima-confindustria/

 

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