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pubblicato da Massimo Locicero: Martedì 18 Aprile 2017 alle 13:32
Costruire le condizioni per una metropoli napoletana
Renzi e De Magistris: attenzione ai passi falsi. Bagnoli, impariamo dai fallimenti del passato

Correva l'anno 2014 ed era il 6 novembre: questo testo è stato pubblicato sul quotidiano di Napoli, Il Mattino, proprio il 6 novembre. Purtroppo non si vedono i risultati, almeno iniziali, di questa costruzione della Napoli Metropolitana. Dagli anni novanta in poi la strategia urbanistica, e la voglia di ricostruire le basi di una crescita, capace di allargare lo sviluppo non  riescono a decollare: nè dal basso, nè dalla rete degli enti intermedi e nemmeno dagli sforzi del Governo Renzi e del suo successore. Rileggendo questo testo si capisce che il cambiamento di Napoli dovrebbe essere avviato rapidamente: per evitare una deriva che abbandoni non solo la sua Metropoli ma tutto il Mezzogiorno.   

 

 

I nodi vengono al pettine: la fiducia accordata al decreto Sblocca Italia dal Parlamento offre al Governo l’opportunità immediata di avviare la rigenerazione di Bagnoli e dell’area flegrea. Ora il Governo deve agire con assoluta tempestività: insediare il commissario e creare la struttura organizzativa che dovrà definire i progetti ed i programmi necessari, che sostituiranno i programmi obsoleti degli ultimi venti anni, quelli che hanno condotto al fallimento la trasformazione dell’area. In pochi mesi si sono accumulati un groviglio di occasioni e insieme di problemi per i quali bisogna avere una strategia.

Il caso Bagnoli scoppia poco prima dell’estate, la visita del capo del governo a Napoli cade a metà di agosto, il declino e l’ascesa del sindaco di Napoli sono alle nostre spalle, tra settembre ed ottobre. E’ difficile confrontare la mole di opinioni, e giudizi, sulle cause del fallimento storico di Bagnoli e le conseguenze possibili di un nuovo piano di sviluppo. Le prime sono ripetitive e confuse, le seconde non si intravedono ancora. Sono molte le diagnosi sulle cause, sono moltissime le ipotesi su quello che si dovrebbe fare e su come trasformare gli eventi possibili, o augurabili, in fatti materiali. E sono diametralmente opposte le ragioni del Sindaco di Napoli e quelle del Governo nazionale.

Ma, se chiedete a Milano o a Torino, quale sia la storia, il passato, ed il futuro possibile di Bagnoli, credo che molti non saprebbero nemmeno di cosa state parlando. Perché le vicende di Napoli – con la precipitosa caduta della reputazione di questa città negli ultimi anni – hanno relegato ad una condizione periferica e marginale la terza città italiana. Eppure sono in gioco i destini di una potenziale area metropolitana: un esperimento dove la dimensione dei problemi è enorme mentre una strategia finanziaria e fiscale, per superare quei problemi e trasformarli in opportunità, è ancora potenziale. A Bagnoli bisogna reinventare il futuro cancellando il passato. Sono inutilizzabili sia la fallimentare esperienza della Società di trasformazione urbana sia il vecchio piano regolatore disegnato negli anni ’90: dei due pilastri della contestata programmazione urbanistica non restano che le macerie.

Nel frattempo il quadro dei poteri è radicalmente cambiato. Dopo il 1992, la stagione dei Sindaci e dei Governatori ha mandato in frantumi la capacità programmatoria del Governo nazionale, accompagnando una vera e propria decapitazione dei partiti politici e frantumando una identità nazionale che, se pure segnata da un forte dualismo tra Nord e Sud, era ancora in piedi. Nel Mezzogiorno si è sviluppata una ulteriore patologia: le Regioni sono diventate simili a grandi comuni che producono solo piccoli risultati, una raccolta diffusa di clientela e consenso elettorale. In effetti nel nostro paese è venuta meno in questo ventennio sia la dimensione del governo nazionale che la chiara identificazione di una finanza locale, che potesse dirsi sussidiaria di quella nazionale. L’iniziativa del governo su Bagnoli si propone di ribaltare con il suo slancio programmatico ed operativo questa impasse.

Le scelte che sono di fronte al governo e al Comune, in questo contesto, sono solo apparentemente diverse tra loro. Renzi deve puntare alla creazione di un contesto affidabile, per idee innovative, qualità manageriali e competenze istituzionali. Senza questa tempestiva creazione di un quadro di sostegno al progetto complessivo, viene meno la possibilità di un riordino strategico dell’intera struttura metropolitana di Napoli. Per dirla tutta, qui non siamo solo di fronte ad una riorganizzazione dei quartieri tra Bagnoli, Fuorigrotta e Pianura: da questa operazione deve partire, ed arrivare ad una conclusione molto efficace, la nuova configurazione della più importante città del Mezzogiorno. Con il progetto di Bagnoli il Governo si assume, insomma, una responsabilità nazionale di fronte al futuro del Sud ed al suo sviluppo.

Come si pone il Comune  di fronte a questa prospettiva? De Magistris invoca un conflitto contro il nemico, cioè il Governo, e lo indica con la metafora di Davide e Golia. Metafora mai tanto inadatta: perché il Comune di Napoli ed il suo Sindaco dovrebbero sfruttare a loro vantaggio l’occasione di un primo vero impegno del governo nazionale nel Mezzogiorno dopo anni di latitanza.

Attriti e ritardi dilatano la lunghezza del tempo nel futuro prossimo e riducono la qualità ed il vantaggio che una ripresa della città deve offrire all’insieme della sua popolazione. Perché è questo il primo impegno che le rappresentanze politiche, nazionali e locali hanno: risarcire adeguatamente la popolazione napoletana dei venti anni perduti invano; dare le basi ad una prospettiva reale di crescita e di sviluppo che possa rappresentare il decollo e la ripresa di reputazione della metropoli napoletana. È un impegno che ciascuno dei protagonisti di questa sfida ha di fronte ai cittadini di oggi e di domani. Disattenderlo sarebbe imperdonabile.

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