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pubblicato da Aurelio Musi: Venerdì 15 Luglio 2016 alle 12:22
Presente senza storia, presente come storia

                              AURELIO MUSI

              Presente senza storia, presente come storia

I recenti drammatici attacchi terroristici in paesi asiatici e nel cuore dell’Europa , ma anche gli episodi di conflitto violento di tipo razziale negli USA inducono a riflettere sull’inedita tipologia delle fonti che documenta il nostro presente. Si tratta, in molti casi, non solo delle tradizionali riprese televisive, ma, assai più spesso, di foto istantanee scattate da telefoni cellulari in grado di cogliere e comunicare l’attimo dell’evento violento che coinvolge sia individui che masse. In questo caso il fatto è davvero trasmesso in presa diretta non da professionisti della comunicazione, ma da persone che, assai spesso, sono coinvolte nell’evento stesso. Qui la contemporaneità della storia è rappresentata nel suo senso letterale, nel tempo cioè in cui essa si produce. Sembra di tornare, così, in un’ideale congiunzione fra età postmoderna ed età classica, all’idea e alla dimensione della storia diffusa presso i greci, in particolare presso il padre della storiografia, Erodoto. Le sue Storie sono un’opera di storia contemporanea: nel senso che l’autore partecipa direttamente agli eventi che descrive. E, tuttavia, Erodoto è uno storico: egli racconta anche attraverso le testimonianze, la descrizione degli usi e dei costumi delle popolazioni coinvolte nel racconto, la conoscenza dell’organizzazione politica di paesi vicini e lontani; cioè osserva e media, fornendo al lettore strumenti di conoscenza.

  Gli strumenti attuali della comunicazione a cui ci stiamo riferendo – telefoni cellulari, ecc. -  offrono solo l’apparenza di un coinvolgimento diretto e immediato del pubblico, che si emoziona, si indigna. Ma, dopo l’attimo fuggente che generalmente fa leva sulla sfera subliminale dell’osservatore dell’immagine, poco resta. Il senso comune dell’immediatezza della comunicazione va nella direzione di uno spazio decontestualizzato, privo di qualsiasi mediazione e riferimento conoscitivi; un tempo scomposto, fatto di frammenti sconnessi, privi di relazione, schegge impazzite che vagano in un universo apparentemente senza senso.

  Gli storici oggi hanno il dovere di fare i conti anche con questo tipo di fonti, di integrarle in un contesto conoscitivo che dia loro significato, oltre l’immediatezza della comunicazione. La storia presente deve diventare atto del pensiero, deve essere cioè un processo conoscitivo che richiede la mediazione della conoscenza dell’evento collocato nello spazio-tempo della coscienza.

  Bisogna passare dal presente senza storia al presente come storia. L’indignazione non basta di fronte agli atti terroristici, anche quelli più infami. Bisogna capire, razionalizzare per difendersi: e la storia oggi può svolgere una funzione decisiva per superare la rappresentazione del presente come sequenza di frammenti sparsi di un mondo incomprensibile e dare ancora senso, sia pure con tutti gli aggiornamenti doverosi, all’idea di svolgimento, che costituisce ancora il fondamento della storicità.

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