Rubbettino Editore
Rubbettino
_TORNA  
Vai
Archivio
Eventi
Storia e dintorni
a cura di Aurelio Musi
Lettere
a cura di Emma Giammattei
Periscopio occidentale
a cura di Eugenio Capozzi
Micro e macro
a cura di Massimo Lo Cicero
 
Cookie Policy
  Sei in »» Blog » Storia e dintorni » Archivio Blog
 
 
pubblicato da Aurelio Musi: Domenica 19 Aprile 2015 alle 12:56
Il conflitto russo-ucraino

Le tesi centrali del volume di Eugenio Di Rienzo, Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis) ordine mondiale (Rubbettino 2015) sono essenzialmente tre. La prima: nel conflitto russo-ucraino sono gli Stati Uniti e la spinta di questa potenza verso una dimensione neoimperiale il vero fattore destabilizzante. La seconda: il disegno euroasiatico di Putin ha un radicamento storico, sul quale si fonda la sua legittimità, e rappresenta oggi una positiva occasione per la formazione di una spazio di dialogo interetnico. La terza tesi: la via per uscire dalla crisi attuale è una Ucraina “finlandizzata”, un nuovo Stato-cuscinetto capace di far uscire la Russia dalla sindrome, dalla paura dell’accerchiamento.

  Le pagine più illuminanti ed utili del libro sono quelle in cui Di Rienzo precisa “il grande gioco” dell’Ucraina nel contesto internazionale. Essa è pedina considerevole per il passaggio nel suo territorio di quarantamila km. di gasdotti, che collegano l’area alla Russia e al mar Caspio; per la cruciale rilevanza della posizione geopolitica “da cui dipende strettamente la sicurezza nazionale russa poiché lo spazio ucraino, insieme alla Bielorussia, costituisce l’intercapedine strategica che separa a Occidente  la Russia dal sempre più minaccioso schieramento dei paesi Nato”; per i due porti ucraini nel Mar Nero, Odessa e Sebastopoli.

  Più discutibili sono le argomentazioni tese a dimostrare che le responsabilità della lesione del diritto internazionale nella questione Ucraina siano a senso unico e investano esclusivamente gli USA. In realtà gli Stati Uniti e la Russia, come ho più volte messo in evidenza in alcuni miei interventi su questo blog, hanno due modi completamente diversi di concepire il diritto internazionale. Per la potenza americana fondamento e riferimento sono il diritto pubblico europeo, la sovranità degli Stati, l’inviolabilità dei confini: certo sappiamo bene quante volte nella pratica gli USA non abbiano rispettato queste posizioni teoriche e la realpolitik abbia avuto la meglio sulle questioni di principio soprattutto durante la fase della divisione del mondo in due blocchi contrapposti e del duopolio imperiale russo-americano. Tuttavia, da qualsiasi parte la si guardi, la posizione di Putin è sensibilmente differente da quella americana: il leader russo si fonda su una visione che tende a difendere le ragioni del diritto e dell’etnia russe, dovunque esse si trovino, piuttosto che le ragioni del diritto internazionale. Sono due visioni opposte e incomunicabili, entrambe all’origine dell’attuale fase destabilizzante.

  L’autore ha ragione quando sottolinea la novità e le conseguenze, sottovalutate dall’Occidente, della creazione di un asse geopolitico fra Russia e Cina. Ha torto, a mio parere, quando sostiene che le principali multinazionali non europee sarebbero disposte a rinunciare ai rapporti commerciali con gli USA e a entrare in affari solo col nuovo blocco russo-cinese.

  Certo l’Ucraina per Putin costituisce – e in questo l’autore ha perfettamente ragione – una posta in gioco assai alta. Essa è uno spazio di mediazione importantissimo per realizzare il disegno euroasiatico di Putin. Lo aveva già rilevato Primakov, ministro degli esteri russo, nel 1996. Oggi il centro Asia è il terreno più idoneo per la Russia per accreditarsi come Great Power e “nazione globale”. Ma né questo disegno né la strategia americana si collocano nel segno di un sistema unipolare. Lo prova il fatto che sia Russia e Cina, attraverso i loro accordi multipli con potenze regionali, sia gli USA, attraverso la ridefinizione dei rapporti di alleanza in Medio Oriente, stanno in qualche modo ricostruendo la loro dimensione di grandi potenze in un contesto multipolare. E la prospettiva di un “nuovo ordine mondiale”, per riprendere il titolo dell’opera di Henry Kissinger, ora tradotta in italiano e ripetutamente citata da Di Rienzo, non potrà non tener conto delle tante variabili, che complicano l’universo attuale delle relazioni internazionali.

 Un libro nel complesso di grande interesse, quello di Di Rienzo, che si fa apprezzare anche per la possibilità, offerta al lettore italiano, di venire a conoscenza di un’ampia letteratura, soprattutto di lingua inglese, sull’argomento.

                            AURELIO MUSI

(3 voti)
 
Realizzazione a cura di: VinSoft di Coopyleft