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pubblicato da Aurelio Musi: Lunedì 06 Aprile 2015 alle 11:35
Memorie di famiglia

                 AURELIO MUSI

              Memorie di famiglia

Le ricerche di microstoria sono accettabili e legittime quando ti fanno entrare agevolmente nella macrostoria. E allora anche un documento, apparentemente avaro di informazioni, attento solo a trasmettere i dati essenziali della vita di individui e gruppi, può essere particolarmente illuminante se decifrato, ricostruito e interpretato da uno storico sensibile, capace di integrarlo entro un quadro di riferimenti bibliografici e documentari che si riferiscono a contesti più ampi e generali. In questo caso la fonte scarna e asciutta può trasfigurarsi in un affascinante e convincente affresco di vissuto storico quotidiano. Ne è un esempio lo studio di Giulio Sodano, Memorie di famiglia. Il libro dei Foschi: comportamenti demografici e sociali di una famiglia meridionale del ceto intermedio (1594-1963), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2014.

  I libri di famiglia svolgono una funzione particolarmente importante: essi costituiscono la memoria stabile di un gruppo parentale oltre le singole vite. I Foschi sono una famiglia di Caiazzo, una tipica “città di casali” del Casertano: una realtà cittadina, cioè, che è venuta sviluppandosi, nel corso dell’età moderna, non intorno ad un centro dotato di funzioni prevalenti entro il territorio, ma come complesso di “casali” senza rapporto gerarchico tra di loro. I Foschi non sono nobili, né appartengono alle fasce basse della popolazione di Caiazzo: sono un “ceto intermedio”, costituito in prevalenza da esponenti dell’avvocatura, ecclesiastici, poi, nel corso dell’Ottocento, notabili politici locali. Sodano non dispone di una fonte ricca per ricostruire la lunga durata di questo gruppo parentale. Il libro di famiglia dei Foschi, pubblicato in appendice del libro, si limita a registrare nascite, matrimoni, morti, qualche catastrofe naturale e non di più. Tuttavia, proprio adottando il metodo di integrazione della fonte in un contesto più ampio di problemi generali al centro di ricerche e dibattiti storiografici recenti, l’autore va oltre il profilo minimale del documento, ricostruendone il vero incipit, il rapporto tra le poche notizie e le strategie familiari, l’evoluzione demografica e socio-professionale della famiglia.

  La peste del 1656 è il vero inizio del libro della famigli: esso registra, infatti, la fortuna toccata ai Foschi come sopravvissuti alla catastrofe di immani proporzioni che ha coinvolto il territorio caiatino e l’intero Regno di Napoli. La carriera ecclesiastica, i matrimoni prevalentemente endogamici, la monacazione femminile sono a lungo il trinomio caratterizzante le strategie familiari dei Foschi. Sodano analizza anche la composizione delle doti, formate più da immobili e fiscali, meno da denaro contante. Anche se è difficile determinare la consistenza e il processo di accumulazione della ricchezza dei Foschi, si può sicuramente affermare che essi appartengano a un ceto di ricchi possidenti. Oculati investimenti fondiari, nubilato femminile, celibato ecclesiastico maschile, con la connessa possibilità di accesso costante alle rendite della cattedrale, sono i meccanismi che permettono la crescita della ricchezza dei Foschi soprattutto nel corso del Settecento. “Alla luce della complessiva testimonianza, offerta dalla lettura del libro di memorie – scrive Sodano – è indiscutibile che i Foschi appartenessero al paradigma della famiglia forte, tipica della società mediterranea, caratterizzata da una solidarietà familiare intergenerazionale elevata durante tutto il corso della vita"(p. 59).

  Il libro di famiglia offre anche la possibilità di conoscere le principali malattie che colpiscono i Foschi. La fonte diventa così un “archivio di patologie”: tra le più diffuse, l’apoplessia, la risipola, una malattia batterica (da stafilococchi) della pelle dovuta soprattutto alle pessime condizioni igieniche del Seicento e Settecento, le affezioni respiratorie che provocano la morte precoce dei bimbi.

  La tradizione dei libri di famiglia è essenzialmente maschile. Eppure – conclude Sodano – “il nostro libro vede nell’ultima pagina affacciarsi come autrice proprio una donna: alla morte di Carlo Foschi, ultimo esponente della famiglia a portare il cognome, è Grazia Carotenuto ad annotare con dolore la morte dello zio e a capire che sta volgendo al termine una vicenda durata numerose generazioni. Per quanto sia un breve passo, l’apparizione di una mano femminile in quella che era stata un’incombenza tutta maschile segnala il mutare dei tempi anche in una provincia del Mezzogiorno d’Italia” (p. 82).

 

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