Rubbettino Editore
Rubbettino
_TORNA  
Vai
Archivio
Eventi
Storia e dintorni
a cura di Aurelio Musi
Lettere
a cura di Emma Giammattei
Periscopio occidentale
a cura di Eugenio Capozzi
Micro e macro
a cura di Massimo Lo Cicero
 
Cookie Policy
  Sei in »» Blog » Storia e dintorni » Archivio Blog
 
 
pubblicato da Aurelio Musi: Sabato 08 Novembre 2014 alle 17:54
Nuovi equilibri nel Pacifico

                         AURELIO MUSI

                Nuovi equilibri nel Pacifico: fine di un sottosistema?

La notizia è di quelle che, sia pur relegate in secondo piano nelle cronache di stampa in questi giorni, non è affatto marginale per capire gli scenari internazionali attuali e per riflettere, come è nello spirito di questo blog, sul rapporto tra presente e passato recente. Le difficoltà che sta attraversando l’amministrazione degli Stati Uniti, puntualmente registrate nei risultati delle elezioni “mid term”, assai negativi per il presidente Obama, avranno effetti rilevanti non solo nella politica interna del paese, ma anche nel contesto delle relazioni internazionali. Su influenza della Cina il prossimo vertice Apec, che raccoglie i 21 paesi del “mondo con il segno più”, al suo venticinquesimo summit, imprimerà una forte accelerazione alla costituzione di una zona di libero scambio, trainata dalla potenza del Dragone e dalla Russia, nell’area asiatica del Pacifico. E’ ancora prematuro parlare di un ridisegno degli equilibri tradizionali in Asia. Per ora si può solo ipotizzare un ruolo degli scambi economici tra Cina, Russia e Giappone sicuramente più incisivo rispetto al passato e capace, potenzialmente, di mettere in discussione la fisionomia di partner privilegiato che, dalla fine del secondo conflitto mondiale fino ad oggi, ha mantenuto il Giappone nel suo rapporto con gli USA. La posta in gioco per la Cina non è solo il primato sugli Stati Uniti nella sfera economica e commerciale: già gli attuali dati dicono che il sorpasso cinese è ormai in atto. L’obiettivo è, con tutta evidenza, politico: la messa in discussione, cioè, forse la destabilizzazione dell’alleanza strategica tra Stati Uniti e Giappone che, soprattutto dagli anni Cinquanta in poi, è stata alla base della politica estera americana in Asia.

  I lettori assidui di questo blog sanno che chi scrive queste note ha proposto da tempo l’analogia tra il funzionamento del sistema imperiale spagnolo, quale si è realizzato nel tempo storico della massima espansione egemonica della potenza asburgica nel mondo, tra XVI e XVII secolo, e la struttura e lo svolgimento delle due grandi realtà imperiali della seconda metà del Novecento, quella sovietica e quella americana. Uno dei caratteri, a partire dai quali è stato possibile ipotizzare l’analogia, è la comune presenza nei sistemi imperiali spagnolo, sovietico e americano di sottosistemi, ossia di aree regionali con finalità geostrategiche (la difesa militare dell’intero sistema imperiale), ma anche economiche, in rapporto cioè privilegiato di scambio, a volte ineguale, con il centro del sistema. Alle parti componenti del sottosistema vengono anche assegnate funzioni tra loro interdipendenti e coordinate con il centro, costituito generalmente da una regione guida: la Castiglia per l’impero spagnolo, gli USA per il sistema americano, la Russia per il sistema sovietico.

  Il Giappone è stato il protagonista del sottosistema americano occidentale in Asia a partire dalla vittoria della rivoluzione di Mao in Cina. Ha svolto il ruolo di contenimento del pericolo comunista e della sua espansione nel continente asiatico: un’area geostrategica decisiva per gli USA. All’indomani del secondo conflitto mondiale nessuno avrebbe potuto prevedere che il Giappone, uscito praticamente distrutto dallo sforzo bellico e dai bombardamenti, sarebbe diventato nell’arco di qualche decennio una potenza economica e politica tra le più importanti del pianeta. Difficile fu per il Giappone del dopoguerra la ricostruzione. I bombardamenti aerei avevano prodotto danni ingenti alle strutture industriali e alle infrastrutture civili. La decisione di smantellare le grandi concentrazioni industriali e finanziarie, perché imprenditori e dirigenti avevano dato un contributo di primo piano alla nascita e all’affermazione del fascismo giapponese, privava il paese del cuore dell’economia. Tutti i dirigenti compromessi col vecchio regime o colpevoli di crimini di guerra furono cacciati dall’economia e dall’amministrazione. Ma a partire dal 1951 cominciò l‘inversione di tendenza. In quell’anno fu firmato il trattato di pace con gli Stati Uniti, che preparò la fine dell’occupazione del territorio giapponese. La guerra di Corea (1950-1953) poi fu una formidabile occasione di ripresa economica per il Giappone, che divenne la principale retrovia del fronte e il fornitore di tutto il fabbisogno delle truppe americane. Gli Stati Uniti riconobbero l’autonomia politica del Giappone, un passo necessario non solo per ottenere l’alleanza nella crisi coreana e l’uso del territorio come base per le operazioni militari. Il Giappone divenne ben presto il perno decisivo per l’intera strategia americana in Asia. Il suo “miracolo economico” fu dovuto al combinato disposto degli aiuti finanziari e tecnologici americani e della straordinaria capacità imprenditoriale degli abitanti. La storia successiva è nota e non è qui il caso di farvi cenno.

  Dunque il venir meno degli USA come prima potenza economica mondiale, l’ascesa anche politica della Cina, le aspirazioni imperiali euroasiatiche della Russia di Putin, potrebbero ridefinire equilibri nel continente asiatico e determinare la fine di un sottosistema americano in Asia, fondato sulla centralità del Giappone.

                                    AURELIO MUSI

(4 voti)
 
Realizzazione a cura di: VinSoft di Coopyleft