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pubblicato da Aurelio Musi: Domenica 21 Settembre 2014 alle 12:24
Il dualismo Stato-antistato: una categoria da ripensare

     Aurelio Musi

Il dualismo Stato-antistato: una categoria da ripensare

Dualismo non significa solo separazione, distinzione o anche contrapposizione. Significa spesso intreccio tra due entità fra loro concorrenti. Oggi nell’uso comune, nei media, nelle interpretazioni anche più elaborate è invalsa la tendenza a spiegare il rapporto tra le istituzioni pubbliche e la criminalità organizzata come un conflitto, se non una vera e propria guerra, tra Stato e antistato. In sostanza si ragiona in termini di somma zero: più terreno conquista lo Stato, meno spazio conserva l’antistato; la legalità si oppone decisamente all’illegalità che rappresenta un universo assolutamente esterno ed estraneo al mondo della legalità.

  Sia la storia sia l’attualità dicono invece altro: Stato e antistato spesso non sono termini oppositivi; tra i due livelli esiste una profonda compenetrazione. Marcella Marmo, nel suo libro Il coltello e il mercato. La camorra prima e dopo l’Unità d’Italia (Napoli 2011), racconta i rapporti trasversali e i network ambigui tra Stato e poteri illegali al tempo dell’Unità d’Italia. Liborio Romano utilizza la camorra in funzione di ordine pubblico. Nel rapporto tra poteri legali e poteri criminali è corretto leggere la funzione della criminalità come un corpo estrano, uno stato nello Stato? O non è più corretto invece fare ricorso alla coesistenza di collisione e collusione che, in alcune congiunture, manifesta il volto repressivo dello Stato, ma, in altre, forse nelle congiunture più quotidiane, più normali, cela l’intreccio, cioè la collusione?

  Del resto a confermare quanto in precedenza scritto sono alcune testimonianze provenienti dai vertici delle istituzioni economiche del paese. Nel 2009 il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, afferma in un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia: “Le imprese vedono inaridirsi i propri flussi di cassa e cadere il valore di mercato del proprio patrimonio. Entrambi i fenomeni le rendono più facilmente aggredibili da parte della criminalità organizzata”. E in un’altra occasione: “La criminalità organizzata infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia tra i cittadini, ostacola il funzionamento del mercato e accresce i costi della vita economica e civile”.

  Il cosiddetto antistato non costituisce un fattore di opposizione sul territorio. Esso invece è un fattore concorrente con le attività economiche, con le istituzioni civili, è parte integrante del territorio: intendendo con questo termine sia la dimensione spaziale sia quella funzionale. La questione italiana e meridionale, in particolare, è caratterizzata dal fatto che oggi lo Stato non è competitivo col cosiddetto antistato. Spesso non è competitivo a livello di ordine pubblico e di protezione dei cittadini, come ammortizzatore sociale e fonte di occupazione e sbocchi professionali, come garante del welfare, come redistributore di ricchezza e servizi.

  Alcuni fatti simbolici, che ci offre la cronaca recente, stanno a testimoniare che in città come Napoli le istituzioni, quasi in stato d’assedio, sono costrette a scendere a compromessi con gruppi, espressione di un’autocoscienza di forza, derivante dal controllo criminale del quartiere più che dal monopolio della violenza legittima impersonato dallo Stato.

  Due esempi. Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli scende in strada e si toglie il cappello davanti ai manifestanti di rione Traiano per la morte di Davide Bifulco, ucciso da un proiettile partito dalla pistola di un carabiniere. Sempre per ricordare Davide Bifulco, viene eretto in uno spazio pubblico una specie di cappella votiva dove, secondo un giovane di rione Traiano, gli amici di Davide andrebbero la sera a pregare per lui. I muri abusivi vengono demoliti per ordine delle forze di polizia, ma la municipalità offre uno spazio demaniale da autogestire. Dal giorno della morte di Davide non si vedono più pattuglie delle forze dell’ordine a rione Traiano.

                                                     Aurelio Musi

 

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